Alla Biennale, il padiglione Italia porterà la firma di Alessandro Melis

Il ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, ha annunciato l’8 marzo che l’architetto Alessandro Melis sarà il curatore del Padiglione Italia alla diciassettesima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia curata dall’architetto Hashim Sarkis.
Il nome di Melis è stato scelto tra una rosa di cinque candidature, presentate nell’ambito della selezione condotta dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.Tutte le proposte presentate avevano per oggetto le tendenze di crescita e sviluppo delle aree urbane italiane. Il Ministro, nell’ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane, ha scelto il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis che “presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane e opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura”.
Alessandro Melis raccoglie il testimone dell’architetto Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla precedente Biennale di Architettura, che aveva messo in evidenza con Arcipelago Italia le architetture dei territori interni italiani con l’obiettivo di mettere al centro il territorio Italiano meno conosciuto, svelare la ricchezza e le potenzialità del nostro paese.
Le affermazioni del ministro per i Beni e le attività culturali Bonisoli circa la proposta di Melis rivelano grande entusiasmo nei riguardi dei lavori che verranno presentati nel 2020 a Venezia nell’ambito del Padiglione Italia:

“Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto”. Il progetto di Melis “presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura”.

Chi è Alessandro Melis?

Architetto, classe 1969, originario di Cagliari e cofondatore con Gian Luigi Melis dello studio Heliopolis 21 Architects, è direttore della Cluster for Sustainable Cities e fondatore di Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth il cui ambito di interesse è proprio l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica e ambientale. Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica.
Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo ad Alessandro Melis e ricordare l’appuntamento con la Biennale di Architettura 2020, che si terrà a Venezia, dal 23 maggio al 29 novembre 2020.

Biennale Architettura di Venezia 2018

Anche quest’anno, fino al 25 novembre, sarà possibile visitare la Biennale Architettura di Venezia.

Questa sedicesima edizione della Mostra Internazionale è curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara e si svolge ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.

Il titolo di quest’edizione è Freespace, che rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

Ecco quindi presenti esempi di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando così le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura.

Il  contributo della Germania alla Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno si è concentrato sui Muri, sull’impatto che hanno sulle persone e sulle opportunità che crea la loro distruzione, in memoria di ciò che è accaduto a Berlino tra il 1961 e il 1989.

“Unbuilding Walls” è il nome del padiglione, la cui ideazione e progettazione sono state realizzate dallo studio di architettura berlinese Graft e da Marianne Birthler.

Entrando nel padiglione, i visitatori si trovano di fronte un muro apparentemente impenetrabile, che si dissolve al loro movimento o cambio di prospettiva: è composto da più colonne disposte a pari distanza e con ampi spazi tra di loro.

Sul retro, le colonne documentano lo sviluppo di quella che un tempo era la fascia della morte e le sue varie trasformazioni e utilizzi fino ad oggi.

Il ‘Muro delle opinioni’ è dedicato alle voci di persone provenienti da Cipro, Irlanda del Nord, Israele e Palestina, Stati Uniti e Messico, Corea del Nord e Corea del Sud, nonché da un confine esterno dell’UE a Ceuta, in Spagna, i quali devono tutti vivere con un muro.

Un altro esempio viene da padiglione della Santa Sede, composto da 10 cappelle realizzate sull’isola di San Giorgio Maggiore.

L’itinerario inizia con la visita ad un piccolo edificio progettato dallo studio Map di Francesco Magnani e Traudy Pelzel. Al suo interno, in alcune piccole nicchie, viene illustrato il progetto della cappella costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel cimitero di Stoccolma, alla quale i dieci progettisti scelti da Francesco Dal Co, storico dell’architettura, dovevano ispirarsi.

Tra i diversi materiali utilizzati e le diverse fonti di ispirazione, c’è chi ha puntato sulla sacralità dello spazio, chi ha pensato ad una struttura facilmente ricostruibile altrove e ne ha fatto il punto focale del suo progetto, chi invece ha voluto realizzare un luogo di meditazione che puntasse a godere del bosco.

In alcuni casi la croce non è presente perché la laicità è stata portata all’estremo, mentre in altri la croce stessa diventa il tema centrale del progetto.

Dalla contemplazione del paesaggio nella cappella di Foster al “muro” di Flores i Prats, il tutto si intreccia in un luogo dove meditare, o ammirare il paesaggio, o ancora osservare un semplice intreccio di travi in acciaio.

Luoghi che hanno molteplici significati, che stanno più nell’occhio di chi osserva che nella mente di chi li ha progettati: ecco lo sguardo sull’Architettura offerto anche in questa edizione dalla Biennale.