Edifici efficienti e performanti grazie alla building automation

L’approccio smart che sta caratterizzando il mondo dell’edilizia degli ultimi anni, punta a migliorare la qualità della vita negli ambienti domestici, lavorativi e urbani, integrando gli spazi con tecnologie digitali e di building automation.
La building automation è uno dei punti cardine dell’architettura 4.0 e permette di gestire, in modo autonomo e automatico, gli impianti tecnologici di un intero edificio, controllando che tutte le funzioni siano regolarmente svolte e integrandole in caso contrario.
Illuminazione, riscaldamento e condizionamento, antri-intrusione, controllo presenze, anti-incendio, diventano sistemi integrati in un’unica piattaforma in grado di comunicare con tutti i sottosistemi e modificare tempi e proprietà di tutti i servizi erogati dagli impianti.
Il vantaggio principale di gestire in maniera integrata ed automatizzata gli impianti consiste nel disporre di una infrastruttura di supervisione e controllo capace di massimizzare il risparmio energetico, il comfort e la sicurezza degli occupanti, garantendo inoltre l’integrazione con il sistema elettrico di cui l’edificio fa parte.

Differenza tra domotica e Building automation

A differenza della domotica, che interessa soprattutto l’ambiente domestico, la Building Automation è utilizzata negli edifici a scopo non residenziale come uffici, scuole, banche, cantieri, alberghi, agriturismi, palestre, porti, pubbliche amministrazioni, ospedali e per molto altro.
L’essenza non cambia, ma cambiano notevolmente i campi di applicazione e la portata degli interventi da eseguire.
A seconda del campo di applicazione esistono delle soluzioni tecnologiche per:
• il controllo degli accessi;
• il controllo e la gestione dell’illuminazione;
• il controllo e gestione del condizionamento dell’aria;
• la raccolta ed export dati.
Grazie a queste tecnologie è possibile sapere quando un’area è occupata e quante persone sono in una stanza, regolando in maniera completamente automatizzata l’aria condizionata e l’illuminazione.
Oppure, è possibile impostare lo spegnimento dell’aria condizionata quando una finestra si apre e il viceversa quando la finestra è chiusa.
Quello della building automation diventa quindi un sistema indispensabile per ottimizzare i consumi energetici e garantire i massimi livelli di sicurezza e confort e rappresenta un innovativo metodo di lavoro che sposa a pieno la filosofia di Zen.
La nostra è un’architettura sostenibile, progettata con etica contemporanea, che contribuisce ad aumentare il comfort e la produttività del proprio edificio.

Alla Biennale, il padiglione Italia porterà la firma di Alessandro Melis

Il ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, ha annunciato l’8 marzo che l’architetto Alessandro Melis sarà il curatore del Padiglione Italia alla diciassettesima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia curata dall’architetto Hashim Sarkis.
Il nome di Melis è stato scelto tra una rosa di cinque candidature, presentate nell’ambito della selezione condotta dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane.Tutte le proposte presentate avevano per oggetto le tendenze di crescita e sviluppo delle aree urbane italiane. Il Ministro, nell’ambito dell’istruttoria effettuata dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e Periferie urbane, ha scelto il progetto Comunità Resilienti di Alessandro Melis che “presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane e opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura”.
Alessandro Melis raccoglie il testimone dell’architetto Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla precedente Biennale di Architettura, che aveva messo in evidenza con Arcipelago Italia le architetture dei territori interni italiani con l’obiettivo di mettere al centro il territorio Italiano meno conosciuto, svelare la ricchezza e le potenzialità del nostro paese.
Le affermazioni del ministro per i Beni e le attività culturali Bonisoli circa la proposta di Melis rivelano grande entusiasmo nei riguardi dei lavori che verranno presentati nel 2020 a Venezia nell’ambito del Padiglione Italia:

“Si tratta di un percorso di mostra molto divulgativo e coinvolgente, il Padiglione Italia sarà un’occasione per riflettere su come rispondere positivamente in futuro alla pressione sociale ed ambientale attualmente in atto”. Il progetto di Melis “presenta una riflessione sulle urgenze dell’architettura in Italia, e suggerisce prospettive future per le periferie italiane ed opportunità per la ridefinizione del ruolo strategico e multidisciplinare dell’architettura”.

Chi è Alessandro Melis?

Architetto, classe 1969, originario di Cagliari e cofondatore con Gian Luigi Melis dello studio Heliopolis 21 Architects, è direttore della Cluster for Sustainable Cities e fondatore di Media Hub, il primo open lab della University of Portsmouth il cui ambito di interesse è proprio l’innovazione tecnologica nel campo della progettazione climatica e ambientale. Tra le innovazioni di carattere accademico per cui è riconosciuto: l’introduzione in architettura dei cosiddetti “Hybrid tecahing methods” (High Education Fellowship 2018) e l’integrazione di BIM, computazione, e fluidodinamica nella progettazione climatica.
Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo ad Alessandro Melis e ricordare l’appuntamento con la Biennale di Architettura 2020, che si terrà a Venezia, dal 23 maggio al 29 novembre 2020.

Premio Mies van der Rohe: annunciate le opere finaliste

La Commissione Europea e la Fundació Mies van der Rohe hanno annunciato pochi giorni fa i cinque finalisti che concorrono al Premio dell’Unione Europea 2019 per l’Architettura Contemporanea – Mies van der Rohe.

Il premio Mies van der Rohe è stato istituito dall’omonima fondazione nel 1987, e dal 2001 è divenuto premio di architettura ufficiale dell’Unione europea.
È gestito congiuntamente dalla Commissione europea, dalla Fondazione Mies van der Rohe, con sede a Barcellona e sostenuta da una rete di 15 istituzioni del settore, e da un comitato di esperti provenienti da 31 paesi.
Si tratta di una competizione europea di architettura contemporanea a cadenza biennale che mira a evidenziare l’importante ruolo che ha lo sviluppo delle nuove tecnologie in campo architettonico in Europa.

I finalisti sono stati selezionati da una prima rosa di quaranta, in cui comparivano anche due progetti in Italia, la nuova sede Prada a Valvigna di Guido Canali e il Museo M9 a Mestre di Sauerbruch Hutton.
Questi due progetti non rientrano nel gruppo di finalisti dove troviamo invece:

PC CARITAS

Luogo: Melle, BE

Studio: Architecten De Vylder Vinck Taillieu

Plasencia Auditorium and Congress Centre

Luogo: Plasencia, ES
Studio: SelgasCano

Skanderbeg Square

Luogo: Tirana, AL
Studio: 51N4E; Anri Sala; Plant en Houtgoed e iRI

Terracehouse Berlin

Luogo: Berlino, DE
Studio: Brandlhuber+ Emde, Burlon and Muck Petzet Architekten

Transformation of 530 dwellings – Grand Parc Bordeaux

Luogo: Bordeaux, FR
Studio: Lacaton & Vassal architectes; Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture

La giuria formata da Dorte Mandrup, George Arbid, Angelika Fitz, Ștefan Ghenciulescu, Kamiel Klaasse, María Langarita e Frank McDonald visiterà queste cinque opere per scegliere, entro la fine del mese di aprile, il vincitore del premio e quello della categoria Architetto Emergente.
Insieme al riconoscimento principale di 50.000 euro, infatti, la giuria assegna una Menzione Speciale da 10.000 euro ad un’opera particolarmente significativa tra quelle realizzate da architetti under 40.

La cerimonia di premiazione si terrà il 7 maggio 2019 nel Padiglione Mies van der Rohe di Barcellona insieme a conferenze, dibattiti e all’inaugurazione dell’esposizione. Il pubblico avrà libero accesso anche alla presentazione del catalogo, contenente tutti i progetti nominati per il Premio 2019, alla mostra e alla celebrazione che si terrà la sera.

Durante i EU Mies Architecture Days – 9 -19 maggio, i 4 edifici finalisti, oltre a quelli del Vincitore e dell’Architetto Emergente saranno aperti al pubblico che potrà visitarli e vivere l’esperienza in compagnia degli architetti e degli organizzatori del premio.

RIBA International Prize 2018

Il Royal Institute of British Architects (RIBA) ha annunciato il progetto vincitore del RIBA International Prize 2018.
Il Premio Internazionale RIBA comprende il Premio Stirling (Stirling Prize) e il Premio Europeo RIBA e premia “l’eccellente lavoro svolto dai membri di RIBA in tutto il mondo”, con cadenza biennale.

Il 13 settembre 2018 sono stati annunciati i quattro finalisti, dopo una prima selezione svoltasi nei mesi scorsi, che aveva portato alla selezione di 20 progetti.
Tra i quattro finalisti figuravano il Bosco Verticale di Boeri, modello di edificio residenziale sostenibile oltre che progetto di riforestazione metropolitana, realizzato a Milano; la Central European University (Phase 1) di O’Donnell + Tuomey a Budapest; il Children Village di Aleph Zero + Rosenbaum a Tocantins, in Brasile e la Toho Gakuen School of Music di Nikken Sekkei a Tokyo.

Il 21 novembre è arrivato il verdetto: il progetto selezionato, vincitore del RIBA International Prize 2018, è il Children Village di Aleph Zero + Rosenbaum, realizzato a Tocantins, in Brasile.

Il Children Village è stato finanziato dalla Bradesco Foundation, una istituzione non-profit fondata nel 1956, che si occupa di rendere accessibile l’educazione ai ragazzi che vivono in zone difficili.
Perfettamente in linea con la causa, il Children Village ospita 540 studenti tra i 13 e 18 anni. Gli architetti Gustavo Utrabo e Petro Duschenes di Aleph Zero, Marcelo Rosenbaum e Adriana Benguela di Rosenbaum hanno progettato il villaggio insieme ai ragazzi, accogliendo ed interpretando le loro esigenze. Così sono riusciti a creare una seconda casa, intima e accogliente, per questi studenti, tutti provenienti da aree remote e difficilmente raggiungibili del Paese, prestando particolare attenzione anche agli spazi pubblici e condivisi.

Il RIBA 2018 non poteva che andare a questo progetto che, come da requisiti, è significativo dal punto di vista tecnologico, eccellente nella realizzazione e di grande impatto sociale.

Nel 2016 il primo RIBA International Prize era stato assegnato a Yvonne Farrell e Shelley McNamara di Grafton Architects, per il progetto dell’UTEC University Building a Lima, in Perù.

L’architetto fa il mestiere più bello del mondo

L’italianità nel mondo è affascinante.

La cucina, il pensiero, la moda, il design: tutto riconduce al nostro modo di vedere e di creare la realtà che ci circonda, siamo dotati di qualche difetto ma soprattutto, probabilmente, di grandi pregi.

Un esempio?

Chi non conosce Renzo Piano?

Nato nel 1937 a Genova, nel quartiere di Pegli, il grande architetto si è costruito nel mondo con rigore e sensibilità.

Ultimamente lo abbiamo sentito generosamente presente per il nuovo viadotto, progettato e regalato alla sua città dall’architetto per essere costruito al posto del Ponte Morandi, al momento in attesa della demolizione.

E mentre Genova aspetta la rinascita dopo l’incubo, Renzo Piano dedica a Londra la sua più grande mostra monumentale.

The Art of Making Buildings, visitabile fino al 20 gennaio 2019, è la retrospettiva con cui la Royal Academy of Arts di Londra festeggia i suoi 250 anni nel campo dell’arte e dell’architettura.

Genova, Firenze, Milano, Parigi, New York, Berlino e moltissime altre città hanno visto Renzo Piano al lavoro in progetti internazionali ambiziosi, unici e destinati a rimanere nel tempo, come tasselli di un’arte rigorosa e, allo stesso tempo, poetica.

Fra gli ultimi interventi, proprio a Londra, c’è il grattacielo The Shard, il più alto della città inaugurato nel 2012, mentre nel 2015 ha terminato la nuova sede del Whitney Museum of American Art, sito a Manhattan.

Ad accompagnarlo, certamente, c’è sempre l’amore per l’architettura:

“L’architetto fa il mestiere più bello del mondo perché su un piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle più grandi avventure possibili”.

In The Art of Making Buildings è possibile ripercorrere la carriera di Renzo Piano attraverso sedici dei suoi maggiori progetti, tra cui il Centre Pompidou (1977), il The New York Times Building (2007), The Shard  (2012), il Whitney Museum of American Art di New York (2015) e l’Academy Museum of Motion Pictures di Los Angeles, attualmente in costruzione.

Attraverso fotografie, schizzi e appunti, la panoramica sul grande architetto italiano ora disponibile a Londra è in grado di emozionare, come del resto fanno le sue opere.

Certamente un’occasione per conoscere ogni sfaccettatura creativa dell’architettura e per scoprire come nasce l’ispirazione in una delle menti più importanti del nostro tempo, The Art of Making Buildings è un evento da segnare in agenda.

Biennale Architettura di Venezia 2018

Anche quest’anno, fino al 25 novembre, sarà possibile visitare la Biennale Architettura di Venezia.

Questa sedicesima edizione della Mostra Internazionale è curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara e si svolge ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.

Il titolo di quest’edizione è Freespace, che rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

Ecco quindi presenti esempi di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando così le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura.

Il  contributo della Germania alla Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno si è concentrato sui Muri, sull’impatto che hanno sulle persone e sulle opportunità che crea la loro distruzione, in memoria di ciò che è accaduto a Berlino tra il 1961 e il 1989.

“Unbuilding Walls” è il nome del padiglione, la cui ideazione e progettazione sono state realizzate dallo studio di architettura berlinese Graft e da Marianne Birthler.

Entrando nel padiglione, i visitatori si trovano di fronte un muro apparentemente impenetrabile, che si dissolve al loro movimento o cambio di prospettiva: è composto da più colonne disposte a pari distanza e con ampi spazi tra di loro.

Sul retro, le colonne documentano lo sviluppo di quella che un tempo era la fascia della morte e le sue varie trasformazioni e utilizzi fino ad oggi.

Il ‘Muro delle opinioni’ è dedicato alle voci di persone provenienti da Cipro, Irlanda del Nord, Israele e Palestina, Stati Uniti e Messico, Corea del Nord e Corea del Sud, nonché da un confine esterno dell’UE a Ceuta, in Spagna, i quali devono tutti vivere con un muro.

Un altro esempio viene da padiglione della Santa Sede, composto da 10 cappelle realizzate sull’isola di San Giorgio Maggiore.

L’itinerario inizia con la visita ad un piccolo edificio progettato dallo studio Map di Francesco Magnani e Traudy Pelzel. Al suo interno, in alcune piccole nicchie, viene illustrato il progetto della cappella costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel cimitero di Stoccolma, alla quale i dieci progettisti scelti da Francesco Dal Co, storico dell’architettura, dovevano ispirarsi.

Tra i diversi materiali utilizzati e le diverse fonti di ispirazione, c’è chi ha puntato sulla sacralità dello spazio, chi ha pensato ad una struttura facilmente ricostruibile altrove e ne ha fatto il punto focale del suo progetto, chi invece ha voluto realizzare un luogo di meditazione che puntasse a godere del bosco.

In alcuni casi la croce non è presente perché la laicità è stata portata all’estremo, mentre in altri la croce stessa diventa il tema centrale del progetto.

Dalla contemplazione del paesaggio nella cappella di Foster al “muro” di Flores i Prats, il tutto si intreccia in un luogo dove meditare, o ammirare il paesaggio, o ancora osservare un semplice intreccio di travi in acciaio.

Luoghi che hanno molteplici significati, che stanno più nell’occhio di chi osserva che nella mente di chi li ha progettati: ecco lo sguardo sull’Architettura offerto anche in questa edizione dalla Biennale.