Biennale Architettura di Venezia 2018

Anche quest’anno, fino al 25 novembre, sarà possibile visitare la Biennale Architettura di Venezia.

Questa sedicesima edizione della Mostra Internazionale è curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara e si svolge ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia.

Il titolo di quest’edizione è Freespace, che rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.

Ecco quindi presenti esempi di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando così le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura.

Il  contributo della Germania alla Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno si è concentrato sui Muri, sull’impatto che hanno sulle persone e sulle opportunità che crea la loro distruzione, in memoria di ciò che è accaduto a Berlino tra il 1961 e il 1989.

“Unbuilding Walls” è il nome del padiglione, la cui ideazione e progettazione sono state realizzate dallo studio di architettura berlinese Graft e da Marianne Birthler.

Entrando nel padiglione, i visitatori si trovano di fronte un muro apparentemente impenetrabile, che si dissolve al loro movimento o cambio di prospettiva: è composto da più colonne disposte a pari distanza e con ampi spazi tra di loro.

Sul retro, le colonne documentano lo sviluppo di quella che un tempo era la fascia della morte e le sue varie trasformazioni e utilizzi fino ad oggi.

Il ‘Muro delle opinioni’ è dedicato alle voci di persone provenienti da Cipro, Irlanda del Nord, Israele e Palestina, Stati Uniti e Messico, Corea del Nord e Corea del Sud, nonché da un confine esterno dell’UE a Ceuta, in Spagna, i quali devono tutti vivere con un muro.

Un altro esempio viene da padiglione della Santa Sede, composto da 10 cappelle realizzate sull’isola di San Giorgio Maggiore.

L’itinerario inizia con la visita ad un piccolo edificio progettato dallo studio Map di Francesco Magnani e Traudy Pelzel. Al suo interno, in alcune piccole nicchie, viene illustrato il progetto della cappella costruita nel 1920 da Gunnar Asplund nel cimitero di Stoccolma, alla quale i dieci progettisti scelti da Francesco Dal Co, storico dell’architettura, dovevano ispirarsi.

Tra i diversi materiali utilizzati e le diverse fonti di ispirazione, c’è chi ha puntato sulla sacralità dello spazio, chi ha pensato ad una struttura facilmente ricostruibile altrove e ne ha fatto il punto focale del suo progetto, chi invece ha voluto realizzare un luogo di meditazione che puntasse a godere del bosco.

In alcuni casi la croce non è presente perché la laicità è stata portata all’estremo, mentre in altri la croce stessa diventa il tema centrale del progetto.

Dalla contemplazione del paesaggio nella cappella di Foster al “muro” di Flores i Prats, il tutto si intreccia in un luogo dove meditare, o ammirare il paesaggio, o ancora osservare un semplice intreccio di travi in acciaio.

Luoghi che hanno molteplici significati, che stanno più nell’occhio di chi osserva che nella mente di chi li ha progettati: ecco lo sguardo sull’Architettura offerto anche in questa edizione dalla Biennale.